‘A trivella

Ogn’anno,il 25 dicembre, c’é l’usanza
di farsi un pensiero, è Natale, non pare vero
ancora un altro pensiero.
E a me che del natale non importa assai
quest’anno vorrei regalarti una trivella.
Perché è bello trivellarti in tutti i posti,
con dolcezza o con furore, scriviamoci
una lettera con tutte le fantasie più strane.
Che la santa vergine accetti questo nostro amore.
Perché tu sei una piattaforma petrolifera,
ma da te escon solo fiori, canzoni, profumi
e pare che tutto il mondo si quieti,
a questo nostro trivellarci con ardore.
Anche la madonna rimane di gesso,
se ti trivello davanti allo specchio del cesso.
O in ginocchio ai piedi del presepe,
che pare finto anche il bue e invece noi siamo veri,
e allora mettiamoci quelle statuine addosso
che il tuo ombelico diventi un pozzo
ed i re magi guardoni, oltre le colline dei tuoi seni
freschi e rosei tra il muschio secchio,
si facciano pugnette o stiano in adorazione.
Le pecorelle facciamole pascolare sui nostri pubi,
per giocare un po’ per non esser seri,
che tanto poi si rimette tutto dentro allo stesso scatolone.
Ed è solo nostalgia.
Invece la trivella con te funziona sempre,
non abbiamo bisogno nemmeno dell’albero di natale,
e delle luci a intermittenza, a noi ci basta una stanza
ed una infinita pazienza.
La stella cometa si è rotta, ma scintilla sulla tua pelle
come mille piccole stelle, lasciamo al presepe le sue stalle
e andiamo in un hotel a cinque stelle.
Che poi i pastori che han fatto di male per meritarsi questo?
Ogni anno li tirano fuori e sempre i pastori fanno, poveretti
almeno diventassero ragionieri, vestiteli bene,
stampateli con la giacca e cravatta,
dategli una laurea ad honorem in filosofia
se la meritano, sono anziani, mandali in pensione.
Ma l’inps non vuole, che continuino a fare i loro mestieri di merda,
continuino a vestirsi come accattoni,
e a noi ci fanno buoni con i panettoni.
Però noi quest’anno con la trivella li freghiamo,
li inonderemo d’amore, ci sarà una migrazioni di angeli
che non s’è vista mai
si staccheranno dal filo da pesca e voleranno come rondini sbronze
in uno stormo dai colori kitsch,
che andassero ad accoppiarsi al loro paese di plastica come i playmobil
assieme a tutte quelle canzoni che ci hanno smaronato
l’anima.
Noi abbiamo lavori in corso, i cieli dentro,
trivelliamoci il viso di baci
abbracciamoci fino ai nostri fondali più oscuri
abbiamo mari veri, e non di carta stagnola.

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