Zattere

Checchè se ne dica dormo su una zattera,
condivido il letto con nasse da pesca e reti a strascico
e butto sul fondale (che va oltre le piastrelle)
quest’ordito tramaglio con galleggianti di sughero rosso.
Ho ripescato un giorno l’altra notte,
in cui eri al sole, ti eri messa in posa
come una bambola di ceramica art déco
un esemplare unico, intagliato nella luce
vi erano montagne silenziose attorno,
e anche loro ti avevano buttato gli occhi addosso.
Quel giorno è stato l’apice e qualcosa è cominciato a sfuggire,
ti sei ricomposta, abbiamo fatto l’amore nella tenda
mentre fuori pioveva ed era notte, la tela cerata ha retto
le montane hanno retto, è difficile dissuaderle
il vento trova sempre le sue vie
e tu invece, ti sei posata sulle cose più belle
che mi capita d’incontrare.
Alcune volte se ho soldi le provo a comprare,
dipinti, disegni, statue di ottone,
le compro perché quel giorno in cui sei stata dea
quelle cose già esistevano,
eppure mi erano sconosciute
l’arte fa di certe cose già vissute, mai vissute.
E così ho comprato questa zattera a due piazze,
e ho ricominciato a pescare dei giorni belli come quelli,
ne tiro su tanti,
ma li ributto a mare, sono conchiglie comuni
Cianfrusaglie.
E’ così che si diventa lupi di mare o sciacalli,
che si accarezza un calamaio anni 20, come fosse pelle
che si leggono più poesie, per capire meglio la mappa.
Ci dev’essere una parola segreta che nessuno ha mai detto,
che certe donne si portano addosso
che accomuna gli occhi dei poeti
una parola muta, che fa sputare stelle
che fonde i corpi e prende in prestito brividi sacri,
ti fa innamorare del movimento di un polso
o semplicemente pensare : Ma da dove vengono certe cose?

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