La casa dei nonni

Non ricordo quasi nulla delle elementari,
di quei tempi ricordo il letamaio sotto il cielo blu
la casa dei nonni.
Ed intorno nascondigli per le nostre giovani anime,
i grandi lavoravano così tanto per quei nascondigli,
io e i miei amici amavamo le cose che amavano i topini.
Il granaio, i sacchi di farina, le botti di aceto, i fienili,
ed ogni sorta di posto abbandonato.
Tutte cose ben disposte a mantenere un segreto,
ad accogliere i nostri corpi adolescenti
nascosti dietro finestre impolverate a masturbarci,
sopra assi di legno, con scope di saggina appese alle travi.
Gli adulti si ammazzavano nei campi, il costo della benzina,
la revisione dell’auto, il bollo, l’assicurazione, l’intonaco della casa.
Andavano per i campi a sparare a qualsiasi cosa,
passeri, lepri, qualsiasi cosa era sotto il tiro degli adulti.
Noi facevamo quello che potevamo,
ficcavamo il cazzo dappertutto,
e poi correvamo in bici, lanciavamo in aria aerei della quercetti,
lanciavamo paracadutisti di plastica con tutte le nostre forze,
il piacere era la stessa cosa di osservarli scendere gonfi d’aria,
distruggevamo campi di mais per le nostre scoperte,
ma quelli sarebbero ricresciuti, noi no,
sapevamo di avere quel privilegio,
tutti quegli oggetti arrugginiti sotto le tettoie,
erano i nostri saggi,
parlavano in continuazione,
quei muri ammuffiti parlavano,
tutta l’estate esplodeva in colori e odori per dirci
che dovevamo fare in fretta, e cazzo noi correvamo come dannati.

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