La città della neve.

Viottino osservava i cristalli di neve azzurra cadere dal cielo, le persone andavano e venivano un po’ più colorate del solito, sul nevimetro di nonna Lucia, c’era scritto che la neve azzurra aveva la proprietà di curare le nevrosi. Non sapeva cosa volesse dire la parola “Nevrosi”, ma prese un po’ di quella neve per la sua collezione . Nel congelatore aveva sacchettini di neve rossa, lillà, gialla e la rarissima neve bianca. Nel fare questo dovette intrufolarsi tra la folla impazzita, che spintonava con le loro pale,per fare il pieno di neve azzurra. Un ‘anziano con il viso deturpato dalle fiamme, lo guardò : “Ai bambini non fa bene questa roba, vai a casa.” Poi arrivarono i guardiani della neve sulle loro macchine nere che lanciavano fuoco urlando parole incomprensibili, un boato fece salire un fungo di fumo rosso in cielo, l’anziano prese il bambino tra le sue braccia, gli sussurrò : ”Rimani qui fino a che i lancia fuoco sono lontani.” Viottino sentì il calore del suo petto, il suo respiro, il tic tac del suo cuore lo fece sorridere, mentre urla altissime si disperdevano nell’aria. L’anziano signore quando fu investito dal fuoco nemmeno urlò, ed il rumore di orologio nel suo petto tacque assieme alla stretta delle sue braccia. Quando tutto quel rumore finì, Viottino si tolse da quell’abbraccio rigido,l’anziano scivolò in avanti con la schiena fumante,e vide una distesa di corpi carbonizzati sul manto blu, che emanavano crepitii e un odore acre , il calore che usciva dai quei corpi faceva danzare la neve verso l’alto. Viottino corse felice verso il buco nel terreno che portava alla sua casa, percorse nel buio quel dedalo sotterraneo e aprì la porta di casa. “Nonna guarda la neve azzurra!” Sua nonna da qualche mese, ripeteva sempre la stessa parola: “Inganno…inganno..inganno”, con lo sguardo perso sul televisore che trasmetteva le immagini della terra , ed i suoi immensi deserti di tutti i colori. Viottino mise quella neve su un piatto fondo di ceramica, sapeva che alla nonna poteva fare bene, prese un cucchiaio e mise un po’ di quella pappetta fredda davanti alle sue labbra secche. Con fatica la nonna sorbì un po’ di neve sciolta. Nonna Lucia riprese le forze, e dopo avergli accarezzato la testa disse “Ora basta”, e si diresse con il suo bastone verso l’armadio delle medicine. Viottino immaginò la neve azzurra coprire i corpi che erano rimasti sulle strade, stessa scena che si ripeteva da quando aveva memoria. “Viottino, vieni qui che nonna ora ti insegna la danza del sole.” E lui aprendo le braccia disse :”Cos’ è il sole?” La nonna mise sullo stereo un cd di Bobby Solo, e cominciò a fare piccoli saltelli, e poi saltelli sempre più alti e Viottino tenendole le mani saltava e cantava con lei. “Sole sole sole sole sole !” E poi andarono a dormire. “Ora Viottino dormiamo per sei mesi, perché questa è la stagione del letargo”. Viottino come al solito, finse di dormire, e passò sei mesi a guardare il soffitto, o a mangiare le carote che spuntavano da esso. E nel frattempo faceva la danza del sole più volte al giorno, piccoli saltellini e poi saltelli più alti, canticchiando a bassa voce “Sole sole sole sole!” Quando la nonna si svegliò dal letargo vide gli occhioni di Viottino sgranati dall’entusiasmo. “Sole sole sole sole!” Disse. Nonna Lucia lo preparò a puntino per quella prima uscita primaverile.” Mi raccomando esci soltanto se vedi il sole, è come una luce calda,se è tutto come prima torna indietro. Questa è una bomba al neutrone, tienila in tasca e usala solo se vedi quei carri cattivi, e non ti togliere gli occhiali da sole, perché ti brucia la retina e dopo vedi soltanto macchie nere come la nonna.” Viottino, percorse a quattro zampe il labirinto che portava all’uscita, ma arrivato in fondo vide una luce gialla incredibile filtrare dai resti di un corpo di uomo secco, rumori e odori che non aveva mai sentito lo fecero sussultare: ”Nonna è uscito!” Urlò. Spinse quel corpo secco da un lato, un calore morbido lo investì, dai suoi occhiali scuri vide una scena mai vista, una distesa di persone secche, e fili che uscivano dalle loro bocche, dai costati, raccolse un po’ di quelle cose che ondulavano al sole. Un gruppo di bambini in lontananza stava giocando con una testa di uomo secca, si unì a loro, dissero che quelle strane cose si chiamavano fiori, e uno di loro aveva un libricino con le foto degli uccelli e puntando un dito in cielo esclamò “ rondini” . Una ragazzina con il viso pieno di macchioline marroni, gli spalmò una crema solare sulla faccia, disse che il sole aveva sciolto tutto il male. Vittorino in un impeto di irrazionale gioia, prese la bomba a neutroni e la lanciò lontana. Cadde nella buca che portava a casa sua, si sentì come un grande rutto alle viscere della terra. “Nonna…”, sussurrò con la bocca spalancata dallo stupore, e poi continuò a giocare.

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