Lavorare a volte è

Lavorare a volte è passare decenni
di fianco a persone che non ti ameranno troppo.
Perchè non sono tuoi parenti, nè amici,
nemmeno animali domestici.
E’ dirsi “Ciao” all’entrata, e “A domani” all’uscita.
E’ conoscere a memoria il loro lato destro,
o quello sinistro,
o la nuca sempre ben pettinata.
Gioire di una telefonata, fuori luogo,
in un tempo circonciso, fatto di ore che devono passare.
E’ svegliarsi per fare lo stesso percorso,
vedere ragazzini che vanno a scuola, diventare uomini.
E’ dirsi un giorno cambierò lavoro,
dirselo dal primo giorno in cui sei entrato in quella strana faccenda,
di cose da fare, di tempo da perdere, suicidando tutte le altre direzioni.
Le mattine da congelare, insieme ai pomeriggi caldi, si mischiano,
come lo zucchero nei caffè.
Come le vacanze, i week end, i giorni con i nomi dei giorni.
Una vetrata non può fare molto,
può farti vedere le stagioni attraverso il cielo,
il movimento delle foglie degli alberi più vicini,
il cambio dell’insegna in una fabbrica dirimpetto.
Non sei lì per i soldi, lo sai che non ti basteranno mai,
non sei lì con lo stesso entusiasmo dei primi anni.
Sei lì perchè lo sai cosa è la felicità,
o almeno lo sapevi, eri sicurissimo di saperlo,
non costava niente era là fuori.
Dove è finita?

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