Il sabato del solstizio

Posso osservarti cambiare?
Hai il sorriso di Giugno, come il primo passo per l’estate
I capelli di Luglio, che scendono come sorseggiate di malinconia
tra le ombre delle tue spalle d’Agosto,
che come un ponte osservo sospese
sopra i tuoi seni Settembrini, ancora timidi,
nonostante le mani, che sono arrivate dopo le mie.
E poi la tua shiena d’Ottobre, albero che si spoglierà
al Novembre di nuovi occhi, freschi come il gelido degli incroci
ai tuoi passi tra i semafori, nei tuoi piedi da scaldare a Dicembre.
Le tue caviglie sono il Gennaio dei bulbi, pietre tra radici,
e poi gambe su cui posare la testa a Febbraio,
la Primavera è così nuda da sembrare vestita,
il vento che sbatte la porta, frantuma le finestre
i tuoi vestiti ordinati nei cassetti,
sono quelli che rendono così ordinati i mesi?
Perchè ci sono giorni in cui raccolgo i giorni da terra,
e non sò più in che parti metterli.
Corrono verso i tuoi mesi,
rimangono sospesi tra un mese e l’altro,
come il taglio tra le natiche,
come il cantare dei grilli all’improvviso.

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