cantiere

Mi hai fatto ricordare quei portici,

diventati eterni, per quante stagioni e passeggiate.

E quei commessi che sono dentro ai negozi da sempre,

che sembra abbiano trovato una quadra tra le merci esposte.

Io non ho mai saputo cosa vendere, quali contratti firmare,

trovo sia stupido firmare contratti, fare timbri, mettere il proprio nome su loghi.

Sento che da questa terra possono ancora crescere alberi,

anche in questo cantiere abbandonato.

Sento che abbiamo fatto una lunga guerra,

per imparare a scrivere date, da riporre ordinate in un armadio.

E invece guarda, una mano sulla mano

quanto bene che fa, un cuore preso a cura

da un abbraccio inaspettato.

Quanto calore mi dà il pensarti,

non è nemmeno necessario il sole,

basta una notte serena come questa,

piena di aria fresca e profondi respiri.

Pochi ciuffi d’erba in mezzo ai muri,

come l’anima che affiora tra i taxi assonati

e le gru issate in cielo.

andrea gruccia

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